Stai per abbandonare il sito di www.kedrion.it. Le informazioni contenute in questo sito potrebbero essere soggette a norme diverse da quelle vigenti in Italia.
NO
SI
NEWS / CORPORATE / .........

CORPORATE - 24-05-2020

Covid-19: plasma e Immunoglobuline iperimmuni, il punto sulle attività

Plasma anti Covid-19
A fianco del SSN e degli Ospedali nella plasma-terapia
L’inattivazione virale industriale come ulteriore opzione
Le Immunoglobuline iperimmuni
Il Conto Lavorazione in Italia

 

Plasma anti Covid-19

Per fronteggiare la grave emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da SARS-Cov-2, in tutto il mondo le aziende della plasma-derivazione sono impegnate in progetti di ricerca sull’utilizzo del plasma1, la parte proteica del sangue (contiene proteine ma anche nutrienti, prodotti del metabolismo, ormoni ed elettroliti inorganici), come potenziale trattamento nei pazienti affetti da Covid-19.

Kedrion è tra queste: forte del know-how e dell’esperienza maturata nel settore, da subito ha impegnato il proprio team di Ricerca e Sviluppo per individuare possibili plasma-terapie nel più breve tempo possibile.

Una risposta definitiva sulla potenzialità terapeutica del plasma e dei farmaci plasma-derivati in funzione anti Covid-19 arriverà dagli studi clinici attualmente in corso. Tuttavia, come ha già suggerito un’analisi pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature (“Convalescent serum lines up as first-choice treatment for coronavirus”, 7 maggio 2020), a commento dei primi studi “Gli anticorpi presenti nel sangue donato da persone guarite dalla malattia e le Immunoglobuline iperimmuni stanno diventando la prima scelta nel trattamento del Covid-19”.

A fianco del SSN e degli Ospedali nella plasma-terapia

Sin dalle prime fasi dell’emergenza Kedrion si è messa a disposizione delle Istituzioni nazionali e regionali e delle Autorità sanitarie, in primis il Centro Nazionale Sangue.

Una scelta naturale per chi come noi collabora da lungo tempo con il Sistema Sanitario Nazionale. Un Sistema che è stato preso come riferimento da tantissimi Paesi per come ha saputo reagire all’emergenza.

Nello specifico, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, Kedrion ha risposto alla richiesta fatta dai centri trasfusionali degli ospedali di Padova, Mantova e Pisa, che avevano intrapreso la strada della sperimentazione dell’uso del plasma da paziente convalescente, fornendo gratuitamente la strumentazione per l'inattivazione virale2 (metodica che garantisce la neutralizzazione di agenti patogeni come HBV e HIV), di quantitativi di kit necessari a fare partire le sperimentazioni quanto prima.

Tali forniture, seppur rese a titolo gratuito, sono state gestite attraverso le procedure amministrative codificate per l’acquisizione di beni strumentali e nel rispetto di una precisa indicazione del Centro Nazionale Sangue (www.centronazionalesangue.it) affinché il plasma utilizzato in queste sperimentazioni fosse preventivamente sottoposto ad un processo di inattivazione virale prima della sua somministrazione al paziente.

Pur non rivestendo alcun ruolo ufficiale, Kedrion sta accompagnando idealmente tutte le sperimentazioni sul plasma iperimmune3, plasma ricco di anticorpi verso il Covid-19 (anti-SARS-Cov-2), a cominciare dalla prima, al San Matteo di Pavia e al Poma di Mantova, fino a quella promossa dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’AIFA che vede ben 56 centri coinvolti, distribuiti in 12 Regioni e quali Principal Investigator l’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa e il Policlinico San Matteo di Pavia.

Anche gli esiti di queste sperimentazioni - seppur non ancora definitivamente suffragati da pubblicazioni ed evidenze scientifiche - si annunciano promettenti, a giudicare da quanto anticipato dagli sperimentatori medesimi. Al punto che alcune Regioni stanno avviando campagne di reclutamento di donatori convalescenti da Covid-19 per costituire scorte di plasma iperimmune, in collaborazione con le associazioni di donatori e in particolare con l’AVIS.

Kedrion già oggi lavora, secondo quanto previsto dagli accordi di Conto Lavorazione codificati all’interno del Programma di Autosufficienza Nazionale, il plasma per uso trasfusionale delle Regioni restituendo quello che diventa un vero e proprio farmaco, il Plasma di grado farmaceutico virus inattivato con tecnica solvente/detergente.

Per fare fronte all’emergenza Covid-19, come abbiamo già scritto, le Regioni stanno raccogliendo plasma da convalescente a titolo noto di anticorpi anti-SARS-Cov-24 per trattare i pazienti affetti dalla patologia.

Le linee guida dettate dal Centro Nazionale Sangue impongono che questo plasma, poiché proviene da “donatori” convalescenti, prima di essere infuso nei pazienti deve essere sottoposto ai seguenti trattamenti:

1. testare, oltre ai virus HBV, HCV, HIV5 (come già normalmente avviene sui donatori abituali), anche ulteriori tre virus quali Epatite A, E e Parvovirus B19 (HAV, HEV, PVB196)
2. eseguire una procedura di inattivazione virale per eliminare eventuali agenti patogeni presenti
3. determinare il titolo degli anticorpi anti-SARS-Cov-2.

Conseguentemente la preparazione del plasma iperimmune da paziente convalescente presso gli ospedali risulta piuttosto onerosa sia dal punto di vista organizzativo che economico, mentre nel processo industriale applicato da Kedrion i passaggi 1 e 2 (testing ulteriore di HAV, HEV e PVB19 e inattivazione virale) sono già previsti e consolidati.

Per questi motivi le Regioni, a partire dalla Lombardia, stanno valutando di avviare il plasma da convalescente da donatori italiani alla lavorazione industriale secondo gli accordi di Conto Lavorazione, cosi come già avviene per il plasma standard. In questo modo le Regioni riceverebbero il farmaco Plasma S/D di grado farmaceutico con i vantaggi che offre la lavorazione industriale in termini di standardizzazione del processo di produzione, del contenuto proteico e della titolazione del prodotto finito, prodotto che rimane di proprietà delle stesse Regioni ed ha una scadenza di quattro anni, superiore quindi a quella del plasma fresco congelato.

Riteniamo che il nostro stabilimento produttivo di Sant’Antimo, in provincia di Napoli, unico sul territorio nazionale per la trasformazione del plasma fresco congelato in plasma inattivato di grado farmaceutico, possa rappresentare un altro elemento chiave di contrasto all’epidemia.

È necessario sottolineare, infine, che il plasma di grado farmaceutico non è un prodotto di sintesi: è plasma umano che subisce una lavorazione industriale di inattivazione virale attraverso processi standardizzati

Ad oggi non è stata bandita alcuna procedura amministrativa per l’affidamento, all’industria, del servizio di inattivazione di plasma iperimmune.

Le Immunoglobuline iperimmuni

Il plasma dei soggetti guariti si sta dimostrando efficace nel trattamento di pazienti Covid-19 perché al suo interno contiene anticorpi specifici contro il virus. L’ideale sarebbe dunque isolare questi anticorpi, e in particolare quelli neutralizzanti il virus, sviluppando un concentrato di Immunoglobuline iperimmuni7 (anticorpi anti-SARS-Cov-2) da utilizzare per l’immunizzazione passiva del paziente (ovvero con anticorpi specifici somministrati dall’esterno e senza la risposta “attiva” del sistema immunitario del paziente), fornendo così un nuovo strumento terapeutico per i casi più critici ed un eventuale presidio preventivo per i soggetti esposti e a rischio di infezione (ad esempio il personale sanitario).

Per farlo Kedrion ha scelto di avviare una partnership con Kamada, eccellenza israeliana delle biotecnologie, azienda che dispone di una tecnologia consolidata e agile per sviluppare e produrre in breve tempo Immunoglobuline anti-SARS-Cov-2. Una scelta confortata dal fatto che, come recentemente annunciato, Kamada sta già lavorando ai primi lotti e stima che il prodotto potrà essere disponibile entro la fine di giugno per studi clinici condotti su pazienti Covid-19 in Israele, al fine di testare l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità del prodotto.

Il farmaco che Kedrion e Kamada stanno sviluppando sarà prodotto a partire da plasma iperimmune raccolto principalmente negli Stati Uniti, e sarà destinato ai mercati internazionali. Per quanto riguarda l’Italia, auspichiamo che il plasma iperimmune raccolto nel nostro Paese possa essere utilizzato ad uso esclusivo del nostro Sistema Sanitario Nazionale ricorrendo al programma di Conto Lavorazione per la realizzazione di Immunoglobuline anti-SARS-Cov-2.

Il Conto Lavorazione in Italia

Il modello di riferimento nel campo della lavorazione del plasma in conto terzi è quello italiano, di cui Kedrion è stata assoluta pioniera. Attivato nel 1984, istituzionalizzato nel 1990, il Conto Lavorazione italiano è basato sulla collaborazione strategica tra Sistema Sanitario, Industria e Associazioni dei donatori, e nel nostro Paese ha comportato un aumento della disponibilità di farmaci plasma-derivati da plasma nazionale pari a quasi 17 volte in pochi decenni.

Kedrion ha da sempre collaborato con tutti gli stakeholders del Sistema Sangue Nazionale, in modo particolare nel momento in cui il Sistema Trasfusionale Italiano si è dovuto riorganizzare per raggiungere gli standard di qualità organizzativi e tecnici richiesti dall'Europa.

L’azienda sostiene e valorizza il Programma di Autosufficienza Nazionale in emocomponenti e farmaci derivati dal plasma, programma che la letteratura scientifica ha confermato essere non solo sostenibile ma anche vantaggioso rispetto al ricorso al libero mercato.

Per questo motivo, prevedendo che la richiesta di sangue intero (da cui si ricava il 75% del plasma utilizzato per produrre i farmaci plasma-derivati) sarebbe diminuita, Kedrion ha lavorato a fianco delle Associazioni di donatori, anche sostenendone le iniziative, per fare capire l'importanza della donazione di plasma necessaria per produrre i farmaci salvavita per curare i pazienti.

Allo stesso modo ha contribuito al dibattito per trovare soluzioni che consentissero al Sistema Trasfusionale nazionale di organizzarsi in modo sempre più efficiente.

Oggi, anche nel caso del plasma iperimmune, il Sistema Sanitario Nazionale dovrà attivare delle procedure amministrative per affidare sia il servizio di inattivazione a livello industriale del plasma da convalescente allo scopo di ottenere delle scorte da utilizzare in caso di ripresa della pandemia, sia le attività di Conto Lavorazione del plasma da convalescente per produrre Immunoglobuline specifiche anti-SARS-Cov-2 destinate al Sistema Italia.

In entrambi i casi, si tratterà di trasformare una materia prima di proprietà pubblica e di restituire al Sistema Sanitario Nazionale un prodotto finito.

Oggi ancor più che in altri momenti Kedrion ribadisce la piena disponibilità a collaborare con il Sistema Sanitario Nazionale, garantendo sostegno e mettendo a disposizione i propri servizi.
 

 
(1) Il plasma è la parte liquida del sangue (quindi senza la parte cellulare, composta da globuli rossi, piastrine e globuli bianchi), color giallo paglierino composto per circa il 92% da acqua, in cui sono disciolti sali e proteine plasmatiche: albumina, fibrinogeno e fattori della coagulazione prodotti dal fegato, le immunoglobuline (o anticorpi per la difesa) prodotte dai linfociti. Trasporta anche ormoni ed enzimi e porta alle cellule del corpo fattori nutrienti quali il glucosio, lipidi, sali minerali, etc. Allo stesso tempo rimuove i prodotti di scarto come l’anidride carbonica, l’acido lattico e altri. Il plasma aiuta a mantenere la pressione sanguigna e anche l’equilibrio acido-base, il pH del sangue.
(2) Il procedimento di inattivazione virale è utile per rendere il prodotto ematico più sicuro. L’inattivazione viene effettuata con un macchinario che si chiama “inattivatore” o “illuminatore”. Nella sacca viene inserita la sostanza che si attiva con i raggi ultravioletti e si lega agli acidi nucleici dei patogeni presenti nel plasma. In questo modo li inattiva, quindi li distrugge rendendo l’elemento patogeno, batterio o virus, non replicabile. Possono essere usate altre sostanze fotosensibilizzanti che agiscono per via fotodinamica sotto l'azione della luce, per esempio il blu di metilene. L’inattivazione può essere anche basata sull'impiego di altri mezzi fisici, per esempio il calore con la tecnica della pasteurizzazione, utilizzando il calore secco oppure il calore umido sotto forma di vapore. Altra tecnica è rappresentata da neutralizzazione degli agenti virali mediante i corrispondenti anticorpi monoclonali o sull'impiego di sostanze chimiche o biochimiche, fra cui l'etanolo, gli enzimi (pepsina) assieme a variazioni del pH, le miscele di sostanze ad azione solvente e detergente e le sostanze capaci di interagire con gli acidi nucleici dei virus.
(3) Il plasma iperimmune è il plasma dei pazienti che sono guariti dall’infezione con SARS-CoV-2. Si chiama così per via degli anticorpi sviluppati durante il periodo di contagio del virus. Possono donarlo solo coloro che hanno un alto “titolo anticorpale”, cioè un livello elevato di anticorpi specifici utili a debellare il Coronavirus.
(4) Gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 sono quegli anticorpi specifici per le proteine dell’involucro del virus della Covid-19 in grado di neutralizzarlo.
(5) Sono test, effettuati su ogni singola donazione di sangue o emocomponenti, finalizzati a individuare la presenza di infezione da virus dell’epatite B, dell’epatite C e della sindrome dell’Immunodeficienza acquisita.
(6) Test per l’individuazione della presenza di infezione da virus dell’epatite A, dell’epatite E e da ParvoVirus-B19 o determinare lo stato immunitario di una persona.
(7) Le immunoglobuline iperimmuni sono quelle immunoglobuline estratte dal sangue di un gruppo selezionato di dona­tori che hanno una gran quantità di anticorpi diretti specificamente contro gli antigeni di un determinato virus, di un batterio o di una tossina prodotta da un batterio. Si tratta di pazienti convalescenti da infezioni naturali o di donatori vaccinati. Le immunoglobuline iperimmuni di impiego più comune sono quelle anti-Rh somministrate alla madre Rh-negativa a poche ore dal parto impediscono il passaggio di globuli rossi Rh-positivi dal feto alla mamma e prevengono così la malattia emolitica del neonato in gravidanze successive; quelle dirette contro il virus dell'epatite B: iniettate subito dopo il parto ai neonati di madri portatrici del virus per impedire l'infezione del neonato; quelle contro il virus della rabbia; quelle contro la tossina del botulino; quelle contro la tossina del tetano.
Per più informazioni scrivere a: pressoffice@kedrion.com